Ch-ch-ch-changes o chi ha paura dell’algoritmo di Google

Dopo averlo detto tra le righe nei primi giorni dell’anno, il 24 Febbraio arriva l’annuncio ufficiale: l’algoritmo di ranking di Google è cambiato, e le modifiche potrebbero avere effetti rilevanti su buona parte dei siti della rete. Il panico si diffonde immediatamente nelle strade su Twitter e migliaia di blogger terrorizzati si interrogano su quello che sarà il futuro del proprio sito.

Quali modifiche sono state apportate?

Ovviamente non ci è dato saperlo nel dettaglio: l’algoritmo di Google è segreto quanto la vera faccia di Cher ; tutto quello che sappiamo è che i cambiamenti sono stati apportati per garantire maggior attinenza e utilità dei risultati rispetto alla ricerca effettuata. Si punta tutto sui contenuti, quindi, per consentire all’utente del motore di ricerca di trovare le risposte che cerca in modo sempre più veloce ed efficace.

Chi deve temere penalizzazioni?

A fronte degli obiettivi della modifica, si sospetta che i siti maggiormente influenzati in termini di page rank saranno le cosiddette Content Farms (letteralmente “Fattorie di contenuti”). A questa categoria appartengono i siti aggiornati molto frequentemente con contenuti originali ma spesso privi di utilità, passione, e capacità di interessare il lettore.

Cosa è cambiato realmente?

Probabilmente è ancora presto per dirlo. Assaf Karmon e Nathan Safran della Conductor hanno pubblicato un interessante articolo che analizza le variazioni di ranking dopo la modifica, relativamente al noto sito americano eHow.com per una serie di parole chiave. Il succo è che intorno al 20 Febbraio (giorno in cui presumibilmente è cambiato l’algoritmo) c’è stato un crollo di ranking del sito per certe parole chiave, seguito da una fase di assestamento, nella settimana successiva,  in cui il sito ha riacquistato un buon ranking per una buona parte di esse. L’impressione, osservando l’associazione pagina-ranking, è quella che il nuovo algoritmo tenda a dare più importanza al contenuto della singola landing page piuttosto che all’autorevolezza o popolarità dell’intero dominio, una scelta decisamente sensata per garantire all’utente di trovare le infomazioni migliori presenti sulla rete rispetto a quello che è il soggetto della sua ricerca.

Come recuperare posizioni?

Se il vostro sito ha subito delle penalizzazioni, la prima regola è non fare nulla di azzardato. A giudicare dalla variabilità della SERP di Google per molte parole chiave, l’algoritmo sembra essere ancora in fase di calibrazione. Tuttavia, se avete l’impressione che alcune delle vostre pagine contengano contenuti deboli e privi di interesse per un eventuale lettore, il consiglio è quello di escluderle dall’indicizzazione dei motori di ricerca o di migliorarle, aggiungendo contenuti originali e interessanti.

Ancora una volta, insomma, il contenuto è tutto!

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