Partecipando in varie community vedo spesso ricorrere discussioni che riguardano il tabù della OOP acronimo di over optimizations penalty o in italiano la penalizzazione da sovraottimizzazione.
La storia narra che nel lontano 16 novembre 2003, vi fu un aggiornamento, soprannominato Florida Update, un vero e proprio tornado che stravolse i risultati nella SERP di Google. Migliaia di siti posizionati nei primissimi risultati, si ritrovarono successivamente a questo aggiornamento, nelle pagine più disperse della SERP. Ma come mai accadde tutto ciò? Si dice, che con questo aggiornamento, sia stata introdotta la già citata OOP e che molti dei siti che si trovavano nelle prime posizioni erano sovraottimizzati e quindi vennero penalizzati.
Venendo ad oggi, i criteri in base al quale si va incontro alla OOP sono ancora, per i più, delle chimere e nelle varie community non è difficile incappare in chi teorizza che seguire punto per punto le normali tecniche SEO porti a penalizzazione certa. Secondo questi utenti la cura alla sovraottimizzazione sarebbe avere un atteggiamento imperfetto e sbagliare appositamente qualcosa per non destare sospetti agli occhi degli spider dei motori di ricerca. La domanda più ricorrente e spontanea a questa teoria, è: cosa bisogna sbagliare per non compromettere una campagna? E se poi scoperto l’errore da commettere, se tutti lo commettessero, non verrebbe fuori un nuovo aggiornamento che penalizza tutti quelli che commettono quell’errore? C’è da discutere per secoli e secoli, comunque per iniziare a capire come si può incorrere in una OOP vi consiglio di guardare questo video ufficiale di Matt Cutts.
Cosa si può capire dopo questo video? Che non esistono penalizzazioni per siti ottimizzati, ma esistono penalizzazioni per chi sbaglia ad ottimizzare un sito, pensando d’essere il “furbetto del quartiere”, o che semplicemente non sa come farlo e crede d’essere un esperto. Infatti vi è una linea sottile che divide un sito ben ottimizzato da un sito che io definirei “furbamente ottimizzato”, direi che questa linea si chiami buon senso. Infatti Google indicizza i vari siti e li posiziona nella SERP in modo che siano user friendly, ovvero alle richieste degli utenti, vuole offrire risultati pertinenti e di qualità. Un sito furbamente ottimizzato presenta principalmente determinate caratteristiche, quali:
- - keyword stuffing: la ripetizione innaturale della stessa parola chiave nel titolo, e nel body di una pagina; un esempio pratico per un titolo di un sito che vende cellulari potrebbe essere questo:

l'utente medio che visita il sito non legge neanche un titolo così, perché improponibile. Ecco che allora entra in gioco il buon senso, nella creazione del sito oltre agli aspetti di ottimizzazione tenete conto anche dell'utente normale.
- - Internal link over optimizations: inserire link con la stessa parola chiave e che indirizzano alla stessa pagina nel footer. Nel caso del sito di telefonini, inserire le varie keywords tutte in fondo alla pagina. Mettiamoci sempre nei panni dell’utente, si domanderebbe perché questa continua ripetizione della parola chiave cellulari e perché ogni link indirizza allo stesso sito?!? Oltre a questa domanda non si troverebbe a suo agio all’interno di un simile sito. Tutto ciò crea quindi un contenuto innaturale e poco apprezzato dagli utenti e di conseguenza agli spider dei motori di ricerca.
Oltre a fattori interni, vi sono anche i fattori esterni (off-page) che possono influire in una OOP, questi sono banali e sempre usando il buon senso si possono evitare:
- - avere tutti i backlink con lo stesso anchor text della parola chiave con la quale si vuole indicizzare il sito,
- - avere molti backlink in breve tempo da soli siti con alto PageRank.
Tutto quanto sopracitato sono delle forzature che in un sito web normale non ci sono. Quindi a meno che non siate i vari “furbetti del quartiere” che pensano di aggirare gli spider dei motori di ricerca con degli escamotage alla lunga poco redditizi, vi consiglio, al momento dell’ottimizzazione di un sito, di usare il buon senso e di mettervi nei panni degli utenti finali, perché come saggiamente i nostri nonni dicevano: “IL TROPPO STORPIA”.
Per informazioni e consulenze per le campagne SEO, non esitate a contattarmi: federico.degan [at] linklift.net
Un saluto Degan F.

questa finalità, è giusto dire che gli sforzi maggiori per qualsiasi agente SEO si debbano concertare proprio nell’ottimizzazione per i motori di ricerca.
SFATIAMO UN FALSO MITO DEL SEO: CREARSI UNA CAMPAGNA LINKBUILDING CON COMMENTI IN BLOG E FORUM
Giugno 28th, 2010A volte mi capita di intrattenermi a chiacchierare con agenti SEO di importanti aziende che operano nel web e di scoprire che alcuni falsi miti non sono ancora caduti.
Oggi vorrei porre alla vostra attenzione la creazione di una campagna linkbuilding basata quasi esclusivamente sulla creazione di link in blog e forum.
Non metto in dubbio che per quanto riguarda il fattore monetario, questa pratica risulta essere estremamente vantaggiosa, perché non presenta alcun costo, però otterrà veramente i risultati sperati, ovvero un migliore posizionamento nella SERP di Google?
Normalmente una campagna linkbuilding è lenta, per poter generare dei collegamenti il più naturali possibili per dei risultati più efficienti e di lunga durata. Invece quella che si basa sulla creazione di commenti in blog e forum risulta essere non naturale, “spammosa” (in genere Google penalizza chi mette link a caso solo per aver backlink in siti con contenuti non pertinenti al proprio) e con risultati scadenti. Il primo dato oggettivo dei risultati è il fatto che da qualche anno Google ha introdotto la possibilità di inserire il tag no-follow nei link creati nei commenti dei forum e dei blog proprio per evitare il propagarsi dello spam. Ovviamente lo spam non è diminuito, però l’effetto di questi link è praticamente nullo. Il tag no-follow informa gli spider dei motori di ricerca di non considerare valido l’anchor text del link, il che significa che per Google questi collegamenti hanno un valore quasi nullo per il posizionamento e risulta essere solo informativo per l’utente che legge il blog o il forum.
Certamente dei commenti ben articolati in blog o forum attinenti al tema del sito, possono suscitare interesse e quindi genere degli accessi diretti, però non aiuteranno mai a posizionare il sito nella SERP di Google. In realtà una possibilità ci sarebbe ed è quella che i blog ed i forum in cui si scrive, conceda l’inserimento di link con tag do-follow, ovvero che il link inserito venga preso in considerazione dagli spider dei motori di ricerca. Non metto in dubbio che qualche blog o forum conceda questa possibilità, magari sotto moderazione, però la grande maggioranza non lo permette, perché da qualche anno è un’impostazione di default e nella maggior parte dei casi il proprietario dello spazio web non si pone il problema di modificarla.
Quindi prima di strutturare una campagna linkbuilding a costo zero basata sull’inserimento di link in blog e forum, ricordatevi che la maggior parte utilizza il tag no-follow e che quindi non vi permette di ottenere dei risultati concreti nel posizionamento. Se vi può aiutare, in questo collegamento potete trovare un’utile tool che permette di evidenziare i link con il tag no-follow e quindi capire se nel sito in cui state andando ad inserire il vostro link è valido per una campagna linkbuilding.
Un saluto, Degan F.
Tags: blog, campagna linkbuilding, commento, forum, tag do-follow, tag no-follow
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